Le malattie dei poveri

Fonte del sito: http://www.ilfattoquotidiano.it
Autore: Ilfattoquotidiano

Oggi c’era un bel congresso all’Istituto Pasteur di Parigi, intitolato “Parasitism: a Life Style”. Non avevo tempo di andarci e comunque due giorni di missione scientifica a Parigi non possono costare meno di 6-700 euro, troppo per il finanziamento dei nostri progetti di ricerca che di solito non arriva a 10.000 euro all’anno per l’intero gruppo partecipante che spesso conta 5 membri o più. Peccato. Per fortuna c’è internet e molto di quello che si dice in queste occasioni è comunque accessibile anche a chi non ha partecipato.

Le malattie discusse in questo congresso sono dovute a parassiti, croniche e a grande diffusione: la malaria colpisce mezzo miliardo di persone e la schistosomiasi duecento milioni. La tripanosomiasi africana rispetto a queste due è relativamente rara: 10.000 nuovi casi all’anno. La toxoplasmosi ha una diffusione molto grande, ma è più benigna e questo comporta che ve ne siano molti casi asintomatici. Le parassitosi gravi sono prevalentemente o esclusivamente diffuse nei paesi a clima tropicale e subtropicale: paesi in via di sviluppo che non possono permettersi grandi investimenti per la ricerca e per la salute pubblica. Consegue che, a parte la malaria, queste malattie sono poco studiate e non c’è grande interesse neppure da parte delle industrie farmaceutiche perché il mercato è poco appetibile. Gli investimenti in ricerca e sviluppo su queste malattie vengono dagli stati che hanno o hanno avuto relazioni commerciali importanti con i paesi tropicali (spesso paesi con passato coloniale) o da fondazioni private. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha un osservatorio permanente dedicato soltanto a queste malattie.

Una strategia economicamente perseguibile per la terapia di queste “malattie dei poveri” è quella di cercare nell’arsenale dei farmaci già in uso per altri scopi molecole che possiedano attività antiparassitaria: infatti i costi di uno studio clinico su un farmaco già noto, del quale si vuole soltanto testare una nuova attività sono drasticamente inferiori a quelli di uno studio analogo condotto su una molecola completamente nuova. E’ un campo di ricerca al quale io stesso ho partecipato: alcuni laboratori scientifici, tra i quali il nostro, sono stati coinvolti nello studio dell’attività antimalarica e antischistosomiasica di un antiinfiammatorio a base di oro chiamato auranofina.

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